AUDIO INTEGRALE INTERVENTO PRESIDENTE FAI PROF.SSA M.A. MONGIU

UnionesardaNoviadottoaprile2017

Oggi nel quotidiano “L’Unione Sarda” è presente un bell’articolo sull’intervento del Presidente del Fai Prof.ssa Maria Antonietta Mongiu a Poggio dei Pini, nell’assemblea indetta dal Comitato.

Considerato l’alto valore della lectio magistralis della Prof.ssa Mongiu, noi Vi proponiamo anche l’audio integrale del predetto intervento, unitamente al resoconto stenografico.

Buonasera, ringrazio il Comitato che mi ha invitato.

Stasera, io sono arrivata anche con il Dott. Fausto Pani che è il responsabile regionale ambiente del FAI e abbiamo discusso anche con il Prof. Sergio Vacca che nel FAI regionale ha il ruolo di esperto di tutto ciò che riguarda i temi del suolo, anche lui geologo, e con Franco Masala che è il responsabile FAI paesaggio.

Quindi noi abbiamo un po’ analizzato ….. La posizione del FAI non è mai quella di entrare nella polemica politica con nessuna amministrazione perché parte dal presupposto che deve avere una posizione oggettiva, terza quasi, analizzando le leggi e le norme, analizzando un progetto e suggerendo anche possibilità risolutive per evitare le contrapposizioni. Quindi la fondazione è diversa rispetto ad altri ambiti semplicemente di tipo ambientalistico, perché è una struttura molto complessa che analizza la parte tecnica.

In questo caso io ho partecipato molto tempo fa, prima ancora di avere ruoli a mia volta amministrativi, alla redazione della prima stesura del PUC di Capoterra e ricordo quando era presidente della provincia Nicola Scano che elaborai una carta in una delle tante alluvioni e ci fu un grosso dibattito nella sala del Consiglio comunale, (sembra passato un secolo) poi nel 2008 c’è stata un’altra tragica alluvione e in realtà le carte che elaborammo con Fausto Pani, …proponemmo allora nella prima stesura del PUC, poi altre persone naturalmente si sono occupate di lavorare sulla conoscenza dei suoli e delle caratteristiche paesaggistiche di Capoterra e di questa zona.

Perché nel mentre dopo quella rima volta in realtà c’è stata la Convenzione Europea del paesaggio che è fondamentale e integra ciò che l’articolo 9 della Costituzione dice. L’articolo 9 della Costituzione che tutti ormai conosciamo a memoria e che tutti citano (il problema semmai è attuarlo), che il paesaggio ci riguarda tutti. Il paesaggio ha poi costituzionalmente delle persone sovraordinate che lo devono tutelare, che sono le Soprintendenze, che in questo momento sono fortemente indebolite, e però tutti quanti siamo coinvolti nella tutela; la tutela ci riguarda, non la possiamo neanche se non delegare ad un organismo superiore.

E’ avvenuto nel 2004 una cosa di davvero importante per l’Italia, che ha recepito la Convenzione del Paesaggio, perché la Convenzione del Paesaggio inserisce un concetto fondamentale ovverossia che il paesaggio è anche la percezione che i residenti hanno di un luogo, e questo è un fatto rivoluzionario. Che piaccia o no… Come percepisci tu quella vigna, quell’orto. Che tu sia di destra, di sinistra, di centro, di su o di giù non è rilevante. E il parere del più straordinario architetto vale il parere dell’ultimo che abita in quello stesso luogo. Perché la sapienza dei luoghi non è il titolo di studio. La sapienza dei luoghi è il modo in cui un contadino ha seminato, un pastore, un allevatore…Quindi siamo tutti attori nella costruzione del paesaggio, e tutti fondanti nella percezione del paesaggio. E il FAI sta lì, perché nel momento in cui il Codice dei beni culturali del 2004 recepì quanto Convenzione del paesaggio del 2000 ha stabilito è cambiato tutto, perché i comuni, le comunità, le regioni, cooperano con lo Stato a difendere il paesaggio.

La cosa che lamentiamo in questo momento è che l’attuale governo nazionale precedente con lo Sblocca Italia, ha iniziato, con le urgenze e la necessità di lavoro, a confondere la necessità di lavoro con lo smontaggio di questo assetto straordinario per l’Italia e per l’Europa ed improvvisamente è accaduto che la percezione del paesaggio, che diventa un fatto pedagogico, per cui sostanzialmente si è verificato, e l’abbiamo visto come FAI in prima persona, che per i luoghi del cuore ci sono stati 2000 voti. Quest’anno per i luoghi del cuore in Sardegna abbiamo fatto e organizzato una campagna elettorale in tutta la Sardegna, positiva, naturalmente, per dire “Riconosci questo luogo”, non è vero che non c’è nulla, come dissero quei magistrati del TAR quando andarono a Tuvixeddu: “Ma qui non c’è nulla”, come se il vuoto non fosse….a parte che c’erano 1200 tombe nuove, che voglio dire, cavavano l’occhio al cieco, ma dissero, Qui non c’è nulla, e noi, quella commissione del paesaggio scrisse “quel vuoto è un valore, quel silenzio è un valore”. Lo scrivemmo sostanzialmente recependo la Convenzione Europea del paesaggio e il codice Urbani.

Il TAR ce la diede in testa, troppo vicino, territorialmente troppo vicino….e il Consiglio di stato ci ha dato ragione allora e un mese fa. Ecco perché vi dico che sostanzialmente e in questo momento, io ho parlato anche con l’Assessore regionale che mi è sembrato anche abbastanza ben disposto, all’interno di che cosa, del fatto che nel 2006 la Sardegna ha varato il PPR.

Sul PPR c’è stata anche falsa informazione Doveva bloccare chi arrivava al mare e diceva “vogliamo due milioni di metri cubi” perché un conto è la cameretta in più che ti vuoi fare…altra cosa è: noi abbiamo 280 mila case vuote lungo le coste. 282 mila case vuote, immaginate che dimensione.

Col PPR questa zona rientra in un ambito di tutela paesaggistica e le norme di quell’ambito di tutela valgono per tutti, in primis per la regione che è come dire, custode di quello strumento che ha visto lo stato e la regione copianificare. E’ stato il rimo PPR d’Italia. Si è fermato purtroppo alle coste, poi è arrivata la Puglia, è arrivata la Toscana intanto la Toscana ha fatto anche una legge sui suoli…e noi ci siamo fermati lì, in questa forma di strana discussione….Blocca tutto blocca tutto, Io ho ristrutturato casa mia e non mi ha bloccato un fico secco.

Certamente se avessi deciso di in centro storico di Cagliari di elevare di due piani, mi bloccava, perché mi avrebbero bloccato i vicini, prima ancora del PPR.

Ma in quel PPR tutto si poteva modificare ma c’è un punto che non si può modificare e che ha portato a quei voti sui luoghi del cuore su cui tornerò.

C’è scritta nell’introduzione una cosa che mi sconvolse (allora non era ancora entrata in Giunta) mi sconvolse un’espressione, perché io non avrei fatto tutte quelle discussioni su metri cubi e metri quadri.

C’era scritto “da questo momento in poi il paesaggio sardo con tutte le sue stratificazioni è parte integrante dell’identità della Sardegna come la lingua. Questa cosa mi è sembrata così straordinaria. E l’ha scritta neanche un sardo, l’ha scritta il coordinatore di quel comitato scientifico che era Edoardo Salzano che non è neanche sardo, gli altri studiosi erano sardi, perché percepiva una cosa che quel genio di Nereide Rudas ha scritto in un saggio meraviglioso che vi consiglio e che si chiama l’isola dei coralli e che gli emigrati sardi quando scrivevano a casa loro e si facevano scrivere le lettere, parlavano della terra, parlavano della nostalgia della terra, parlavano della nostalgia dei luoghi. La carta di Eleonora d’Arborea si chiama Carta de Logu, cioè il senso del luogo e del non luogo, prima che la elaborarono i grandi sociologi francesi in realtà fu scritto da noi. Allora, questa idea dell’identità è quella che mi porta qui, non è la contrapposizione con quell’amministrazione e con quell’altra, no, no. E’ stare tutti insieme che funziona. Stare tutti insieme che funziona. È dire questo fa parte della mia identità. E l’identità di sessant’anni non solo è normata per legge, perché Poggio dei Pini esiste ormai ed è una realtà storica e il Codice Urbani tutela ciò che ha sostanzialmente più di cinquant’anni, ma di più: è entrato a far parte questo contesto di una percezione identitaria, come dice il PPR. Quindi il compito della Regione è quello di essere il servitore, il custode di quella norma e non il contrappositore.

Ecco perché tenderei a dire e a portarlo in sede di discussione, questa è la proposta del FAI, non tanto questa roba qui, dire questo luogo fa parte dell’identità del luogo, questo luogo a nome del PPR è vincolato, non ci sono deroghe per ragioni che sono legate alle disgrazie che sono accadute perché questo fatto salvo continuo per le disgrazie che accadono incentiva e moltiplica la possibilità che riaccadano. Ovvero, faccio un esempio giusto per capirmi, per non essere astratta. E’ caduta un’ondata d’urto a Pula che ha sommerso metà di Nora. Luogo dove ho scavato da ragazza e che conosco molto bene. Io avevo protestato l’anno scorso perché per raggiungere con i mezzi il tempio in corso di restauro avevano sugli scogli buttato del terriccio.

Io ero rimasta basita, perché se uno cambia una finestra come ho fatto io devo richiedere un’autorizzazione. Qui lo stato fa quello che gli pare e piace d’accordo con la Regione, fanno un’autorizzazione paesaggistica…

Quest’anno l’effetto diga, sono andata con il Soprintendente l’architetto Martino e la Sindaca e ho detto, mi permetto di dire, queste mareggiate sono storicamente accertate dall’alto medioevo, in questo luogo.

La grande scoperta all’inizio del 900 del Tofet è grazie ad una mareggiata, quando scavavamo in mare, (noi ci chiamavamo grandi ma eravamo ragazzi) abbiamo detto buttiamo a mare queste cose. Se voi continuate a fare così c’è un effetto diga.

Quando ho visto il progetto del ponte ho detto all’Assessore, ma non sarà che queste campate…che mi paiono così….ero felice di un concorso internazionale, quando ci fu Betile partecipai anche io con Pietro Puma, è un’esperienza incredibile avere progettisti internazionali. Quando ho visto però il progetto, che mi sembrava il suono del tuono nel senso che ….fai un progetto internazionale e ne esce fuori che è una specie di ponte della 554…

L’ho chiesto senza entrare nel merito di considerazioni estetiche perché va da se’ che pilastri in cemento armato così poderosi, possono essere addirittura non solo più impattanti dal punto di vista paesaggistico, ma addirittura, ho detto, possono essere, se arriva una piccola onda di piena …non lo so…bisogna chiederlo a chi si occupa di idrogeologia…abbiamo chiesto e in effetti ci hanno detto no, questo non è necessario…perché i suoli non sono…

Detto a conclusione, la nostra posizione, io mi sono già espressa anche con l’Assessore, è quella di non avere un progetto così impattante che può essere anche più pericoloso, perché ricordando la mia prima volta di Capoterra, con quella cartina che elaborammo con Fausto, in realtà per millenni in questo luogo nessuno ha costruito a fianco ai rii. Erano distanti. Dal tardo neolitico in poi erano assolutamente distanti. I Romani che erano come noto dei grandi costruttori e anche quando ristrutturano tutto l’asse stradale in fase tardo antica (mi riferisco tra il IV e VII secolo), ben si tengono distanti da alcune situazioni.

Sapevano quello che accadeva. Avevano pessime esperienze sui fondi di Santa Gilla, dove ad esempio gli inabissamenti di imbarcazioni dal IV a.C. al IV d.C. sono nello stesso identico punto.

Quindi c’’è una esperienza genetica addirittura. Allora, la percezione delle popolazioni è fondamentale.

Non è che io devo, fatto il preliminare, devo agire sul definitivo e poi sull’esecutivo, (così dissi all’Assessore) sulla base dei tuoi suggerimenti, ma prima! Prima io devo fare assolutamente un progetto partecipato che significa farsi raccontare esattamente dalle popolazioni che cos’è quel luogo, non soltanto da esperti storici, no, no! Proprio c’è una disciplina che in questo momento è quella dell’urbanistica partecipata che mi sembra distante da tutto quello che vedo adesso intorno a me. Chiudo dicendo che noi ci siamo espressi su questo progetto, con questa sequenza che vi ho raccontato, il che significa che quel progetto per certi aspetti (e l’ho detto anche a Fausto Martino che l’ha condiviso), è INEMENDABILE. Cioè si dice a volte per alcune leggi che sono inemendabili, cioè se l’aggiusti…la pezza può essere più brutta del….

Detto questo significa, se mi posso permettere, perché noi ci siamo già espressi con l’Assessore, esattamente con questa posizione che è anche la mia personale di tipo costruttivo e risolutivo, perché del ponte c’è necessità; il problema è si può farlo la? Non si può fare così, non può fare perché ci sono delle norme che lo impediscono e soprattutto perché un’opera pubblica di quelle dimensioni così risolutiva….Io lo ricordo quel giorno in Giunta, era il 2008, lo dico, è l’unica volta in questa esperienza così particolare che alcuni di noi hanno fatto in quella Giunta, che si è interrotta la Giunta. Mi sono girata e ho detto “E morto il Papa?” Hanno detto no è accaduto qualcosa perché Massimo Dadea non arrivava. Era accaduta una tragedia e io ricordavo quella volta precedente e mi sono fortemente emozionata, devo dire, perché sapevo dalla prima volta che cosa era successo e poi appunto…

Quindi può essere un progetto così risolutivo, proprio per le tragedie che sono avvenute….fonte di contrapposizione? Io credo di no. E credo che l’amministrazione comunale, ho letto anche quella delibera, quel parere che è stato dato….Io penso che ci sia un consenso universorum. Ho visto l’amministrazione comunale assolutamente disponibile a difendere le ragioni delle popolazioni .Ho visto le persone che conosco di questo comitato che conosco anche molto attente a partecipare.

Quindi significa che forse bisogna cambiare anche un po’ di strategia, cioè quello di non essere in contrapposizione ma con un parere giuridico così come ho cercato di delinearvelo, a norma delle norme vigenti, perché ancorché dovesse essere applicato il decreto di Gentiloni di questi giorni, e cioè fatte salve le ragioni d’urgenza …per cause …tutte quelle cose che possiamo dirci da qui all’infinito, non va perché crea una tale una tale traumaticità all’interno di un gruppo sociale, di una comunità che non ne vale la candela per nessuno.

Quindi secondo me la cosa che suggerisco è dire noi chiediamo che si riparta per certi versi da zero e si ricostruisca una modalità positiva, un’azione positiva nei confronti dell’amministrazione regionale, perché ho visto che anche l’altro giorno anche il Presidente è arrivato qui ed è stato molto disponibile e penso che io interloquirei col Presidente, disponibile. Cioè una comunità che riesce a raccogliere mille firme… Vi ricordo che per l’anfiteatro ne raccogliemmo 6 mila e abbiamo aspettato 15 anni perché togliessero tutto il legnatico che hanno messo e l’anfiteatro è in pessime condizioni…adesso come FAI lo apriremo per celebrare Doro Levi che lo salvò…è un ebreo che fu cacciato nel ‘38 e lo salvò nel ‘47 perché ogni tanto tentiamo di distruggere i luoghi.

Chiudo definitivamente dicendo che noi salviamo i luoghi se li conosciamo. Fare spesso l’azione di pedagogia sociale, si crede, si è convinti che la facciano le istituzioni verso la popolazione. La pedagogia sociale è una dialettica di riconoscimento reciproca. E interdipendente. Non ci può essere pedagogia sociale da una parte verso l’altra.

Questo può essere un ottimo esempio, un’ottima opportunità per l’amministrazione regionale di recepire una bella comunità che si è espressa in questo modo e imparare dalla comunità.

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