FINALMENTE ALLO SCOPERTO!

Un contributo alla chiarezza sulla vicenda del viadotto “di rara bruttezza” lo ha finalmente offerto l’Ing. Ludovica Mulas, che ospite del blog di Plazzotta – seppur con considerazioni inconferenti e contraddittorie – ha affermato di volere a tutti i costi la realizzazione viadotto in coda al lago (https://poggiodeipini.blogspot.it/2017/07/il-ponte-di-poggio-sha-da-fare.html#more).

Noi rispettiamo – pur non condividendola minimamente – l’opinione di Ludovica, e ci permettiamo di osservare come sia molto più apprezzabile tale posizione rispetto a quella di coloro i quali – ricoprendo incarichi istituzionali in Cooperativa – simulavano di essere contro il viadotto per poi supinamente accedere alle richieste di Maninchedda, ignorando e delegittimando gli oltre mille firmatari della epocale sottoscrizione di inizio anno.

Tuttavia Ludovica, che si era già contraddistinta con la “prudente” valutazione secondo la quale “la raccolta firme lanciata dal comitato “No al viadotto” sta raccogliendo pochissime decine di adesioni”, a nostro giudizio commette una serie di errori di valutazione:

– in primo luogo l’ordinanza di demolizione del ponte in coda al lago del 2009 da parte del Genio Civile e pertanto da parte della Regione Sardegna era fondata sul presupposto che lo stesso fosse abusivo, cosa però clamorosamente smentita dagli atti recentemente ritrovati, che testimoniano come tale manufatto fosse stato realizzato nel 1967 proprio dalla Regione Sardegna e con fondi interamente pubblici;

– il Sindaco di Capoterra, per i motivi di cui sopra, non potrebbe mai demolire – come inverosimilmente sostenuto da Ludovica – un ponte avente tutte le autorizzazioni;

– contrariamente a quanto inopinatamente sostenuto, il Comune di Capoterra ha sempre manifestato opposizione alla nuova opera di collegamento, privilegiando invero la delocalizzazione dell’attraversamento all’Hydrocontrol (basterà leggere, anche in modo superficiale, la deliberazione del Consiglio comunale n. 18/2016 DeliberaConsigliocomunale18_2016);

– il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici – massimo Organo tecnico consultivo dello Stato – ha “purtroppo” indubitabilmente affermato l’esatto opposto di quanto Ludovica vorrebbe far credere. Nessuno mette in discussione “la possibilità di proporre modifiche alla progettazione preliminare”, ma le stesse non possono essere sostanziali e riguardare forma, materiali e tipologia dell’opera progettata, ma consentirebbero soltanto un semplice “imbellettamento” del viadotto “di rara bruttezza” (cambio di colore, placcaggi vari, posizionamenti panchine etc…);

– il testo della petizione era tutt’altro che “capzioso e tendenzioso”, ma equilibrato ed efficace: sostenere l’opposto significherebbe offendere l’intelligenza degli oltre mille firmatari;

– infine, l’improvvida affermazione di Ludovica secondo la quale durante l’assemblea del 08 aprile “non c’è stata alcuna votazione né acclamazione e le registrazioni sono in grado di dimostrare quanto affermo, basta ascoltarle, ammesso e non concesso che ciò che mi hanno detto sia circolato, non sia stato tagliato e modificato ad hoc; io c’ero e ho registrato tutto” è completamente destituita di ogni fondamento e smentita dalla breve traccia audio che alleghiamo e che chiunque potrà ascoltare .

Prendiamo atto che Ludovica si riserva “di agire nelle sedi opportune qualora ravvisasse comportamenti e/o atti lesivi dei suoi diritti di abitante da questo lato del ponte (…..) diritto di tornare a casa in qualunque ora del giorno e della notte in sicurezza, percorrendo la stessa strada che oggi percorro, senza che tale diritto debba rappresentare un onere e/o una perdita del valore della mia casa e della mia qualità di vita”, ma non possiamo esimerci dal ricordarLe che – nella denegata ipotesi in cui si ripetesse una piena “millenaria” come quella del 22 ottobre – dovrebbe guidare con prudenza, comprendere che la propria autovettura non possiede una chiglia e pertanto non è un motoscafo, e che la permanente via di accesso e di fuga in sicurezza dai quartieri alti di Poggio dei Pini sarebbe garantita con la realizzazione di un nuovo attraversamento presso l’Hydrocontrol.

A volte con la natura di deve anche imparare a convivere: dopo la tragica alluvione di Firenze del 1966, nessuno ha mai pensato di “delocalizzare” e demolire l’intero centro storico di Firenze, ivi compresa la Basilica Cattedrale Metropolitana di Santa Maria del Fiore del Brunelleschi, ma si è intelligentemente adottato un efficiente piano di protezione civile che salvaguardasse, oltre le vite umane, anche lo straordinario patrimonio storico ed artistico della Città. A esempio, i preziosi manoscritti, le rare opere a stampa e le più importanti opere pittoriche di tutti i tempi (ad esempio il Crocifisso di Cimabue) sono stati collocati più in alto, in modo da scongiurare eventuali danni derivanti da eventi alluvionali.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Antonio Zedda ha detto:

    Non avevo Alcun dubbio sulle posizioni dell’ ing, Mulas !

    "Mi piace"

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