IL TAR DEMOLISCE IL VIADOTTO “DI RARA BRUTTEZZA”

Poggio dei Pini è salva. Per ora. Con sentenza n. 185/2018 (scarica  Sentenzaviadotto2018),  pubblicata in data odierna, l’Ecc.mo Tribunale Amministrativo Regionale per la Sardegna, definitivamente pronunciandosi sul ricorso, ha annullato “l’ordinanza 18 gennaio 2017, n. 63/3, dell’Assessore dei Lavori Pubblici della R.A.S., in qualità di Soggetto Attuatore del Commissario Straordinario Delegato; e il bando di gara n. 3/2017/LL.PP., dell’8 agosto 2017, dell’Assessorato dei Lavori Pubblici (Servizio dei contratti pubblici e dell’Osservatorio regionale della Regione Autonoma della Sardegna)”.

Il TAR Sardegna ha dunque accolto il nostro ricorso.

Prima di fare una disamina delle motivazioni, riteniamo corretto ringraziare preliminarmente i Consiglieri di amministrazione Sanna, Madeddu, Manunza, Arizio, Atzeni e Nurchis, che hanno formalmente proposto in Cda la delibera, votando a favore unitamente ai Consiglieri Rais e Mannoni (la delibera contro il viadotto è stata infatti approvata a maggioranza, con l’astensione del presidente Anedda e dei Consiglieri Onnis Cugia, Olla, Zurrida e Siddi e con il voto contrario del Consigliere Monni).

Dobbiamo però dare atto che, successivamente, anche il presidente Anedda ed i Consiglieri Onnis Cugia, Olla, Zurrida, Siddi e Monni hanno convintamente appoggiato la causa contro il viadotto, fornendo tutto il loro apporto e supporto.

Un sincero ringraziamento deve essere certamente riconosciuto agli avvocati, che con grande perizia e professionalità hanno patrocinato il ricorso (Mauro Barberio per il Comitato, Gianmarco Tavolacci per la Cooperativa ed Antonio Avino Murgia per il Comune).

Ringraziamo inoltre il Sindaco, l’Assessore dei LL.PP. Silvano Corda ed il Consiglio comunale di Capoterra per aver sostenuto con coraggio questa battaglia, unitamente al Presidente ed al Comitato esecutivo della Cooperativa che hanno accolto la nostra istanza, patrocinando le spese legali per la partecipazione “ad adiuvandum” del Comitato nel ricorso n. 802/2017.

Ma il più grande ringraziamento va agli abitanti di Poggio dei Pini, che fin dal principio con passione ed abnegazione hanno difeso la straordinaria bellezza della vallata di Poggio dei Pini.

Quanto alle motivazioni, i giudici amministrativi hanno stabilito che “la mancanza di una adeguata motivazione delle ragioni che consentirebbero di derogare al vincolo paesaggistico operante sull’area, emerge in maniera del tutto evidente dall’esame del parere dell’ufficio regionale per il paesaggio, atteso che si fa genericamente riferimento all’intervento proposto, senza tenere nel dovuto conto le dimensioni delle opere da realizzare (essendo palesemente insufficiente affermare che «gli interventi sono improntati [alle] buone pratiche della ingegneria naturalistica»), né viene in alcun modo affrontata ed esaminata la fondamentale questione (in cui si traduce il potere di valutazione tecnica riservato all’autorità che gestisce, o co-gestisce, il vincolo) di come inserire l’intervento nel contesto paesaggistico di riferimento. Alla luce del preminente valore costituzionale della tutela del paesaggio (art. 9 della Costituzione), ribadito costantemente dalla copiosa giurisprudenza della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato (tra le più recenti, si veda Cons. St., sez. VI, 23 luglio 2015, n. 3652, ed ivi i richiami alle fondamentali sentenza della Corte Costituzionale e dello stesso giudice d’appello; in precedenza, si veda soprattutto Cons. St., sez. VI, 23 dicembre 2013, n. 6223), il dovere di motivazione dell’autorizzazione paesaggistica deve necessariamente articolarsi secondo «un modello che contempli, in modo dettagliato, la descrizione: i) dell’edificio mediante indicazione delle dimensioni, delle forme, dei colori e dei materiali impiegati; ii) del contesto paesaggistico in cui esso si colloca, anche mediante indicazione di eventuali altri immobili esistenti, della loro posizione e dimensioni; iii) del rapporto tra edificio e contesto, anche mediante l’indicazione dell’impatto visivo al fine di stabilire se esso si inserisca in maniera armonica nel paesaggio (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 4 ottobre 2013, n. 4899; Cons. Stato, sez. VI, 10 maggio 2013, n. 2535)» (così la citata sez. VI, n. 6223/2013). La motivazione, in particolare quando sono in gioco fondamentali valori costituzionali, deve dare conto in modo circostanziato sia delle premesse in fatto, sia del percorso logico e valutativo che l’amministrazione ha seguito per giungere alla decisione. Nel parere favorevole reso dall’ufficio regionale sono sostanzialmente omessi tutti i passaggi sopra descritti.

Sempre secondo il TAR anche il parere della Soprintendenza “si caratterizza non solo per la insufficiente valutazione dei profili di compatibilità tra il progetto presentato e i valori paesaggistici implicati, ma anche per la intima contraddittorietà tra le considerazioni svolte in premessa, nelle quali sono comprese incisive richieste di modifica del progetto, e la conclusione formulata dal Soprintendente nel senso di non ravvisare «elementi ostativi alla realizzazione dell’opera». Affermazione, quest’ultima, in patente contrasto anche con la premessa generale relativa all’inserimento paesaggistico delle opere, ritenuto non soddisfacente. Il che avrebbe dovuto indurre la Soprintendenza a esprimere parere contrario o a condizionare espressamente il rilascio del parere alle modifiche progettuali esplicitate in conferenza preliminare o a condizionare espressamente il parere favorevole alla adozione delle predette modifiche in sede di elaborazione e approvazione del progetto definitivo (ferma restando la necessità di motivare in ordine alla compatibilità dell’opera, pur modificata, con il vincolo paesaggistico).

Occorre far notare – prosegue il TAR – come la tutela dei valori paesaggistici costituisca, per l’autorità (statale) preposta alla gestione del vincolo, una finalità tendenzialmente esclusiva, nel senso che l’interesse paesaggistico non può essere oggetto di comparazione, da parte della medesima autorità, con altri interessi pubblici concomitanti; e ciò sia per le ragioni costituzionali sopra menzionate, sia perché la funzione di tutela del paesaggio (come ha ricordato il Consiglio di Stato nella pronuncia della sez. VI, n. 3652/2015, sopra citata) si svolge attraverso valutazioni di carattere tecnico-scientifico, il cui processo formativo non prevede quella comparazione tra interessi che è tipica della discrezionalità amministrativa pura. Pertanto, quando nel parere reso dalla Soprintendenza si sostiene, in premessa, che «la soluzione proposta […] non appare soddisfacente in relazione all’inserimento paesaggistico delle opere», in effetti si profila una ragione da sola sufficiente a motivare l’espressione di un parere contrario alla realizzazione dell’opera, essendo escluso che la Soprintendenza debba farsi carico di una comparazione dell’interesse paesaggistico (unico interesse attribuito alle sue cure) con altri interessi contestualmente presenti nella vicenda. Una deviazione da tali principi concretizzerebbe un vizio di eccesso di potere per sviamento, ovvero una classica ipotesi di esercizio del potere per una finalità diversa da quella prevista dalla norma. Il che sembra ricorrere nel caso di specie, quando la Soprintendenza pone in comparazione «l’inserimento paesaggistico delle opere» (che attiene alla tutela del paesaggio) con la mancanza di alternative alla soluzione proposta (che attiene a interessi diversi e non affidati alla Soprintendenza)”.

Un commento Aggiungi il tuo

  1. Giacomo Cillocu ha detto:

    si ma …l’osservatorio??

    "Mi piace"

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