IL MIBACT (SOPRINTENDENZA) NON E’ LA TUTELA DEL PAESAGGIO DELLA REGIONE

Nella complessa vicenda sui pareri paesaggistici rilasciati – i cui vizi recentemente hanno portato il TAR Sardegna ad annullare l’Ordinanza commissariale di approvazione del progetto preliminare – è doveroso fare un approfondimento.

Non possiamo fare infatti l’errore di confondere l’operato della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio (MIBACT), con l’agire spregiudicato, illegittimo e superficiale del servizio della tutela del paesaggio della Regione Sardegna.

Prima di approfondire i motivi del caso di specie, risulta opportuno ricordare che – come ribadito dal TAR Sardegna – la funzione di tutela del paesaggio (che riveste preminente valore costituzionale – art. 9 della Costituzione) viene esercitata dal Ministero dei Beni e le Attività Culturali tramite le proprie periferiche Soprintendenze, mentre in Sardegna l’ufficio regionale della Tutela del Paesaggio (o perlomeno che si fa chiamare tale), organicamente afferente all’Assessorato regionale dell’Urbanistica, predispone la scheda istruttoria per consentire al Mibact la valutazione vincolante.

La Soprintendenza, pertanto, è gerarchicamente sovraordinata rispetto all’ufficio regionale della Tutela del Paesaggio.

Orbene. Nel nostro caso, l’ufficio regionale della Tutela del Paesaggio di Cagliari ha espresso il proprio lusinghiero giudizio sull’anonimo viadotto da periferia suburbana della Metassociati Srl (giudicato all’unanimità dal Consiglio comunale di Capoterra “di rara bruttezza”), definendolo incredibilmente come “improntato secondo le buone pratiche della ingegneria naturalistica in armonia con il quadro paesaggistico di riferimento” senza nemmeno predisporre una scheda istruttoria propedeutica, e perfino senza effettuare alcun sopralluogo.

Tale comportamento è stato censurato dai magistrati amministrativi, che hanno stabilito come “la motivazione, in particolare quando sono in gioco fondamentali valori costituzionali, deve dare conto in modo circostanziato sia delle premesse in fatto, sia del percorso logico e valutativo che l’amministrazione ha seguito per giungere alla decisione. Nel parere favorevole reso dall’ufficio regionale sono sostanzialmente omessi tutti i passaggi sopra descritti”.

Al contrario, pur riconoscendo le criticità del parere espresso dal delegato del MIBACT nel corso della conferenza dei servizi del 30 giugno, non possiamo ignorare che l’atteggiamento e la sensibilità del Soprintendente e dei suoi uffici è stato completamente diverso rispetto alla Regione.

In primo luogo il Soprintendente Arch. Fausto Martino ha effettuato personalmente un sopralluogo a Poggio dei Pini, ammirandone la bellezza e condividendo le preoccupazioni in ordine alla paventata realizzazione di una siffatta opera.

In secondo luogo, non possiamo dimenticare come la Soprintendenza sia stata al fianco del Comune di Capoterra e dei suoi abitanti nel pretendere la riconvocazione della prima conferenza di servizi del 08 marzo 2016, chiusa con inusitata rapidità dall’Ing. Alberto Piras, senza nemmeno acquisire il parere del MIBACT (in tale occasione il TAR Sardegna aveva condannato la Regione al rimborso delle spese legali).

In terzo luogo, il MIBACT non si è certo prestato a giudizi lusinghieri su una simile bruttura, ma ha fin da principio rilevato come “la soluzione proposta non appare soddisfacente in relazione all’inserimento paesaggistico delle opere”, indicando una serie innumerevole di vincoli che di fatto suonavano come una bocciatura.

Avendo partecipato come delegato del Sindaco alla conferenza di servizi del 30 giugno, posso testimoniare come la conclusione formulata dal delegato del Soprintendente nel senso di non ravvisare «elementi ostativi alla realizzazione dell’opera» (indubitabilmente contradditoria rispetto alle premesse), sia stata innanzitutto “estorta” dall’incalzare dell’Ing. Alberto Piras, ed inoltre sia stata anche “viziata” dalle continue strumentalizzazioni ed intimidazioni della Regione (in tale data non si sapeva ancora che i ponti di Poggio fossero regolarmente autorizzati, e Maninchedda ed i suoi uffici “brandivano” come clava tale circostanza – evocando procedimenti penali – per intimidire chiunque).

Oggi il contesto è completamente mutato, Maninchedda ed i suoi uffici sono stati pubblicamente sbugiardati, ma mentre nutriamo poche speranze su un cambiamento di opinione dell’ufficio regionale della Tutela del Paesaggio – che ha dimostrato insipienza e mancanza di autonomia – siamo invece fiduciosi che in futuro il MIBACT e la sua Soprintendenza, se necessario, sapranno adempiere al fondamentale ruolo costituzionale di difesa del paesaggio e delle bellezze del nostro paese.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...